Wired paragona Spidertruman ad Assange. Assurdo.
Il caso SpiderTruman è emblematico di come in Italia ci sia qualcosa che non funziona, decisamente.
Mi riferisco all’anonimo sgrammaticato con una passione un po’ tamarra per Fight Club che ha raccolto in 48 ore oltre 290.000 fan e che promette di svelare piccanti retroscena dei nostri parlamentari. Per il momento non ha tirato fuori nemmeno uno straccio di informazione inedita e tantomeno documentata, ma c’è già chi straparla di un Wikileaks italiano.
Infatti il soggetto editoriale che ostina a chiamarsi “Wired” (e che lo è sempre meno da quando ha cambiato direttore) è riuscito nell’acrobatica e disastrosa impresa di scrivere sommarie banalità sul caso che è sulla bocca di tutti da oltre 48 ore. Il tutto senza aggiungere nulla di nuovo e riuscendo a paragonare SpiderTruman ad Assange, a parlare di “un risultato rilevante a prescindere dalla concretezza della questione”, secondo “gli osservatori della Rete”.
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SIAE su Facebook: 5 domande (e queste le faccio io)
E fu così che arrivò anche lei. La Società Italiana Autori ed Editori, nata nel 1882, sbarca su Facebook.
Temo che siano convinti di aver sorpreso favorevolmente gli utenti. Il comunicato recita:
Esordio della Siae sui Social Network. Da oggi è operativo su Facebook il profilo www.siae.it/facebook con cui la Società Italiana degli Autori e degli Editori intende dialogare e confrontarsi col maggior numero di persone possibile.
Diritto d’autore, ruolo e compiti della Società, rapporto tra opere dell’ingegno e diffusione sulla rete, possibilità di utilizzo legale delle opere, scaricamenti illegali e relativi danni, sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati in questo spazio aperto alla discussione su una questione sempre più rilevante, come quella della tutela dei contenuti a livello planetario.
Uno pensa: “Bene, voglio avviare un dialogo con la SIAE su un argomento che mi sta a cuore: mi reco sulla loro fanpage e scrivo, pubblico link, avvio una conversazione costruttiva con l’ente e con gli altri iscritti”. Insomma, quello che succede con qualsiasi azienda o ente che apre una pagina su un social network.
E invece no: su un medium contraddistinto per natura dalla conversazione bidirezionale, la SIAE ha stabilito che è lei a scrivere. Per ora gli utenti, al limite, possono solo commentare o mettere “mi piace”.
È sostanzialmente uno dei pochi errori magistrali che un’azienda o un ente può compiere sui social media: anziché gestire la conversazione, la si nega, o la si lega.
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L’Assange de noantri puzza di bufala
Ha ottenuto 90.000 fan in poche ore grazie al tam tam sulla Rete, in gran parte alimentato da Repubblica che per ore l’ha tenuto sulla homepage del suo portale web.
Ma l’Assange de noantri, per il momento, ha raccolto tutto questo entusiasmo senza produrre materiale inedito, senza manifestare qualche forma di autorevolezza o attendibilità (Spidertruman rimane anonimo) e senza usare il congiuntivo.
Anche ilNichilista tutti i torti non ce li ha: teniamo gli occhi aperti.
AGGIORNAMENTO: Anche Arianna Ciccone di ValigiaBlu ha scritto un bell’articolo, pieno di motivi per dubitare di questa bufala. Leggetelo.
TinyChat, app per videochiamate di gruppo su Facebook
La scorsa settimana Mark Zuckerberg ha tenuto una conferenza stampa, durante la quale ha presentato tutte le novità di Facebook in risposta all’offensiva di Google Plus. La novità principale illustrata nel corso dell’evento è stata la possibilità, in futuro, di effettuare videochiamate su Facebook, grazie alla collaborazione con il colosso di telefonia mobile Skype (recentemente acquisito da Microsoft). Il servizio è in fase di beta e per il momento non è previsto su dispositivi mobili, né è stato annunciato nulla riguardo al supporto di video-chat multiutente.
È alla luce di questo evento che sembra particolarmente interessante che, a partire dalla prossima settimana, Tinychat rilascerà un’applicazione di chat multipiattaforma (funzionerà sia su desktop che su dispositivi iOs, come ad esempio iPhone e iPad), con la quale sarà possibile effettuare videochiamate di gruppo fino a 12 persone con gli utenti del più famoso social network al mondo.
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Commistioni mediali: Tv in internet, internet in tv
Uno dei leit-motiv degli ultimi anni è: “la TV è morta, il futuro è internet”. Falso, almeno in parte.
Infatti una delle principali commistioni che vedremo nell’immediato futuro è proprio quella tra TV e internet. Come già accennato in passato in occasione della presentazione della Google TV, c’è grande attenzione e interesse da parte dei colossi dell’informatica a sperimentare nuove potenzialità e soluzioni inedite che coinvolgano anche la televisione.
D’altronde anche uno dei principali rivali di Google, Apple, ha presentato più volte progetti e concept riguardanti la possibilità di fornire delle soluzioni (out of the box, naturalmente) per trasformare il televisore di casa in una finestra su Internet e soprattutto sui suoi contenuti. La sua soluzione commerciale per ora si chiama Apple TV ed è un apparecchio collegabile al televisore, controllabile tramite iPhone o iPod, e che permette di vedere dal divano del salotto contenuti da YouTube o film in HD (noleggiabili tramite iTunes).
Stando ad alcuni rumors, la casa della mela morsicata starebbe anche collaborando con un importante OEM per introdurre sul mercato già da fine anno una serie di schermi TV forniti di iOS, l’ambiente operativo del colosso di Cupertino. Alcuni analisti a marzo avevano ipotizzato che una TV di questo tipo (prodotta da Apple in collaborazione con eventuali OEM asiatici) avrebbe potuto generare un giro d’affari fino a 4 miliardi di dollari nel corso di 48 mesi, raggiungendo così un buon 1% del mercato delle TV.
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La Notte della Rete: ecco lo streaming
Non scrivo da diversi mesi su questo blog. Mi scuso con i miei lettori, ma è un periodo in cui gli impegni si accavallano, la stanchezza aumenta e la voglia scarseggia.
Tuttavia la Rete è in pericolo. Chi di voi non ha mai sentito parlare della delibera AgCom e dei suoi pericolosissimi effetti può approfondire ai link che trova in calce a questo post.
In buona sostanza, domani 6 luglio potrebbe essere approvata una delibera dell’AgCom che permetterebbe a questo ente di censurare un sito internet (rimuovendo il contenuto o rendendolo non accessibile dall’Italia) se ci fosse anche solo il sospetto di una violazione di copyright, senza che tale sospetto debba essere confermato. Quindi il diritto d’autore potrebbe essere un semplice pretesto per censure sommarie, ora o in futuro.
Vi rendete conto quindi che il problema non sta nella difesa del diritto d’autore, ma nella strada percorsa: una censura unilaterale e basata sul sospetto è infatti tipica dei regimi.
Per evitare che ciò accada un nutrito gruppo di cittadini, associazioni in difesa del web, blogger, politici, giornalisti, artisti ed esperti si è dato appuntamento oggi, alle 17:30, a Roma, per manifestare il proprio dissenso e spiegare a tutti che razza di scempio sta per essere perpetrato.
Qua sotto potete trovare la diretta in streaming dell’evento.
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[ESCLUSIVA] Podio.com diventa pubblico. Intervista al team
Sono ormai diversi mesi che conosco e testo Podio.com, l’enterprise social tool.
Si tratta di una piattaforma social per l’organizzazione e la gestione di progetti. Avevo sfruttato l’invito a Podio.com per gestire il lavoro relativo a Fairytaling, uno dei progetti vincitori del Working Capital.
Da oggi Podio.com diventa pubblico e ognuno di voi si potrà iscrivere alla piattaforma. Ho pensato che fosse interessante per i miei lettori leggere un’intervista al team che sta dietro a questo progetto. Grazie a Jesper Bergmann di Podio.com, sono riuscito a rivolgere alcune domande alla startup danese. Continuate a leggere dopo l’immagine!
[ESCLUSIVA] Hipster, domande e risposte geolocalizzate
Alcuni di voi si ricorderanno dell’articolo di questo blog su Hipster, il misterioso servizio web lanciato pochi mesi fa con una campagna di meme-marketing.
In occasione del SXSW (uno dei più innovativi eventi negli Stati Uniti, con conferenze su tecnologia, musica e film indipendenti), Hipster è stato finalmente reso disponibile in prova a una manciata di invitati. Nelle ultime ore poi la registrazione è stata aperta a tutti.
I rumors, cui accennavo nel post “Cosa è Hipster? Esempio di meme-marketing” sono confermati: Hipster è una piattaforma social geolocalizzata di Questioning&Answering. Per avere maggiori informazioni, continua con la lettura del post.
1 marzo 2011: Wired compie 2 anni e festeggia!
Molti di voi lettori di AppuntiSulWeb avranno il piacere ben maggiore di essere anche lettori di Wired Italia, l’interpretazione nostrana della celebre testata americana.
Si tratta di una rivista che racconta, mese dopo mese, di come la tecnologia e internet influenzino la cultura, l’economia, la letteratura.
È un importante punto di riferimento per chiunque, nel mondo e anche in Italia, sia appassionato come me di innovazione, tecnologia, Internet e persone.
Wired Italia il 1 marzo compirà due anni e ha deciso di festeggiare invitando ben 200 persone a passare nella redazione di piazza Castello a Milano.
Tra gli ospiti della festa ci sarò anch’io: chi è presente mi contatti su Twitter!
Se invece non avete a disposizione l’invito di Wired potete sempre aggiungere il contatto Wired.Italia su Skype, chiamarlo il 1 marzo e parlare con un giornalista della redazione che a rotazione – durante la festa – sarà davanti al computer per parlare con i lettori.
Insomma, non avete scuse per mancare all’evento!
Il rovescio della medaglia: i social usati dal regime
È abbastanza noto a tutti come Facebook sia stato usato in Tunisia, Egitto e Sudan per programmare e organizzare le proteste che negli ultimi mesi stanno infiammando l’Africa. Quello che però si è sentito un po’ meno, almeno in Italia, è il fatto che i regimi dittatoriali hanno iniziato a usare in maniera sofisticata i social network per la finalità opposta: reprimere il dissenso.
Nulla di inaspettato o di nuovo sotto il sole: dacché il mondo è mondo i regimi autoritari cercano di avere il massimo controllo sui sistemi di comunicazione. Il governo di Tunisi era in grado di hackerare ogni singolo account Facebook, prima che la società di Palo Alto intervenisse. In Egitto, la polizia ha usato Facebook per rintracciare i nomi dei manifestanti per poi catturarli, e anche questo non sorprende.
La novità delle ultime settimane, tuttavia, è la modalità con cui il Presidente del Sudan Bashir ha usato Facebook per reprimere le proteste recenti. Prosegui nella lettura per saperne di più.











