SIAE su Facebook: 5 domande (e queste le faccio io)

E fu così che arrivò anche lei. La Società Italiana Autori ed Editori, nata nel 1882, sbarca su Facebook.

SIAE su Facebook

SIAE su Facebook

Temo che siano convinti di aver sorpreso favorevolmente gli utenti. Il comunicato recita:

Esordio della Siae sui Social Network. Da oggi è operativo su Facebook il profilo www.siae.it/facebook con cui la Società Italiana degli Autori e degli Editori intende dialogare e confrontarsi col maggior numero di persone possibile.

Diritto d’autore, ruolo e compiti della Società, rapporto tra opere dell’ingegno e diffusione sulla rete, possibilità di utilizzo legale delle opere, scaricamenti illegali e relativi danni, sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati in questo spazio aperto alla discussione su una questione sempre più rilevante, come quella della tutela dei contenuti a livello planetario.

Uno pensa: “Bene, voglio avviare un dialogo con la SIAE su un argomento che mi sta a cuore: mi reco sulla loro fanpage e scrivo, pubblico link, avvio una conversazione costruttiva con l’ente e con gli altri iscritti”. Insomma, quello che succede con qualsiasi azienda o ente che apre una pagina su un social network.
E invece no: su un medium contraddistinto per natura dalla conversazione bidirezionale, la SIAE ha stabilito che è lei a scrivere. Per ora gli utenti, al limite, possono solo commentare o mettere “mi piace”.

È sostanzialmente uno dei pochi errori magistrali che un’azienda o un ente può compiere sui social media: anziché gestire la conversazione, la si nega, o la si lega.

Mi direte: “Vabbè, poveri, non sono esperti di social media management e sono spaventati da possibili attacchi di rompiscatole; il fatto di aprire un account su un social network dimostra comunque una certa apertura nei confronti della cultura della Rete…”

Invece il comunicato continua, impietoso:

Sul sito è già presente l’Appello che la Siae ha diffuso pochi giorni fa, in difesa del diritto d’autore on line; un diritto del lavoro che non va inteso come una tassa, ma come la remunerazione per un’attività creativa, senza la quale verrebbe meno ogni forma di giusto riconoscimento economico per chi opera nel campo dell’ arte e della cultura.

A questo punto, l’idea che mi son fatto del loro approccio è: siamo qua per evangelizzare voi PIRATI DEL WEB (anzi, la SIAE direbbe “popolo dei social network”), gli argomenti li stabiliamo noi, non si può mettere in dubbio il ruolo della SIAE (che peraltro – ricordate – è l’unico ente costituito e autorizzato per difendere quel sacrosanto diritto che è la proprietà intellettuale), e via dicendo.

Essendo però io in buona fede, non mi sono fermato ad analizzare il desolante comunicato stampa in questione. Armato di buona volontà, sono andato a visitare la pagina Facebook della Siae, ho cliccato a malincuore su “mi piace” (passaggio obbligato, ma è colpa di Facebook) e ho provato a vedere che attività desiderano intraprendere su questa pagina.

Il primo post è un appello della SIAE per salvare la vita di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte per cui c’è stata una grande mobilitazione negli ultimi tempi.
È bello sapere che la SIAE è impegnata per questa causa, e (anche se vedere la faccia di Sakineh pubblicata su una bacheca intonsa ha il sapore di un tentativo di restyling un po’ buonista e a buon mercato) apprezzo sinceramente il post.

Secondo aggiornamento della pagina: “Nell’on-line va riconosciuto il valore dei contenuti”. La SIAE ci ricorda con questo comunicato (link al sito), che

l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presieduta da Antonio Catricalà, ha presentato ieri, 21 giugno, alla Camera dei Deputati la propria Relazione Annuale sull’attività svolta nel 2010. [...] L’Autorità ha effettuato anche l’istruttoria su Google per abuso di posizione dominante. “Nel corso del procedimento – afferma il testo della Relazione – Google si è impegnata ad adottare una serie di misure pro-concorrenziali quali consentire agli editori di rimuovere o selezionare i contenuti presenti su Google News Italia senza per questo essere esclusi dalla più generale visibilità sul motore di ricerca; rendere note agli editori le quote di ripartizione dei ricavi che determinano la remunerazione degli spazi pubblicitari; rimuovere il divieto di rilevazione dei click da parte delle imprese che veicolano pubblicità con la sua piattaforma” [...]

Risorsa interessante, ma… qual è la posizione della SIAE? Vogliamo aprire un dibattito? Niente, tutto tace.

Ma forse sono io a essere severo: d’altronde non è facile creare dialogo su una pagina Facebook, per chi non lo fa tutti i giorni.
Penso che magari, andando avanti, mostreranno qualche grado di apertura, tempo di capire come funzionano i social…

Le mie speranze sono spazzate definitivamente via poco dopo quando la SIAE tira fuori l’argomento più spinoso a propria disposizione.
Come se Nike sulla sua pagina tirasse fuori di propria sponte l’argomento dei bambini pakistani costretti a cucire i suoi palloni.
O come se Volkswagen parlasse dei suoi recenti finanziamenti alle lobby pro-CO2, che hanno scatenato le ire di GreenPeace.

La delibera AGCOM.  Il provvedimento era nato come un vero e proprio golpe: con esso l’AGCOM, per legge, si arrogava il diritto di censurare ogni pagina web a propria discrezione, senza passare dal vaglio della magistratura, in base al solo sospetto (neppure la certezza) che nella risorsa in questione ci fosse una violazione del diritto d’autore. La reazione del web è stata unanime: in poche ore 200.000 firme di protesta su Avaaz.org, centinaia di petizioni, prese di posizione anche dei più prudenti tecnici del settore.
Alla fine l’AGCOM, il 6 luglio, si è limitata ad approvare lo schema di regolamento, aprendo alla consultazione per 60 giorni (d’estate!) e di fatto riconsiderando alcuni punti di tale provvedimento. In poche parole, almeno pro forma, l’AGCOM ha deciso di rilassare i toni e di dialogare.

Ma la SIAE prosegue inesorabile. Decide di riferire ai suoi 200 spiazzatissimi “fan” di Facebook che

il Direttore generale della Siae Gaetano Blandini ha dichiarato: “Abbiamo preso atto che l’Agcom ha deliberato lo ‘schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica’. Tuttavia, poiché lo stesso presidente Calabrò ha dichiarato che il testo è stato ‘attentamente riconsiderato’, ci riserviamo ogni definitiva valutazione alla lettura dello stesso, lavorando d’intesa e in stretto contatto con tutte le Associazioni di categoria rappresentative della nostra base associativa e con l’augurio che lo schema di regolamento, nella versione approvata, non sia stato depotenziato.

Ecco come infilarsi in tre mosse nella bocca del leone. Se qualcuno dei suoi fan era intenzionato a dare una mano a SIAE a dialogare, in maniera costruttiva, sul delicato e complesso tema del diritto d’autore, proponendo alternative che non prevedano livelli di censura pari a quelli di Iran e Cina, a quel punto deve aver fatto decisamente marcia indietro e rinunciato.

Come se non bastasse, la SIAE dopo poche ore pubblica anche un appello per far approvare il provvedimento AGCOM. L’appello è preceduto da 10 domande (a mio parere inutili e fuorvianti), che si possono naturalmente solo leggere, visto che non è prevista la risposta dei consumatori.
Chi vuole rispondere, come hanno fatto seriamente il musicista Massimo Piscopo e l’esperto Stefano Quintarelli, deve farlo da un’altra parte. Una scelta intelligente, no?

Qua non si tratta di fare del buon social media management, anche se molte persone che conosco passerebbero volentieri le ore a elencare gli errori dell’amministratore.
Si tratta di non prendere in giro le persone, e di farsi un po’ furbi. Per aprire un canale social, bisogna essere social: altrimenti è come comprare un cellulare e tenerlo sempre spento.

Ho cinque domande per la SIAE. Le posterei volentieri sulla bacheca della loro pagina Facebook ufficiale, ma non si può. Loro in compenso possono rispondere qua sotto, se vogliono (sempre se sanno come si fa).

  1. Con la vostra pagina Facebook intendete ascoltare e dialogare?
    I social media, per un ente o per un’azienda, trovano un senso se si vuole dialogare con le persone, se si intende ascoltare il proprio pubblico per migliorarsi, se si accetta di dare e ricevere fiducia in un’ottica di collaborazione reciproca. Voi per il momento non lasciate scrivere le persone in bacheca, non permettete che sia il pubblico a iniziare le conversazioni. È la ricetta per fallire sui social media: mi auguro che vogliate cambiare in fretta questa politica e favorire veramente il dialogo, ad armi pari.
  2. Siete disposti a mettere in discussione il ruolo della SIAE come unico ente, nel 2011, a poter gestire i diritti dell’autore o dell’editore?
    Perché l’economia di Internet sopporta la presenza di intermediari, a patto che il loro ruolo sia giustificato e il loro costo non sia oneroso. Ho il sospetto che la SIAE, nella sua natura, non rispetti questi criteri, né intenda prendere in considerazione l’idea di compiere un percorso per rispettarli. O sbaglio? Mi piacerebbe leggere una vostra riflessione in merito alla sostenibilità del vostro modello di business nel 2011, e che il form dei commenti a tale riflessione sia abilitato…
  3. Siete disposti a prendervi l’impegno di non supportare un’azione legislativa che preveda una censura unilaterale, arbitraria e basata sul sospetto?
    Perché continuando a supportare in toto la delibera AGCOM sareste complici dell’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio. Avete già commesso tanti errori in passato: cercate di percorrere un’altra strada, quanto meno democratica.
  4. Perché non usate i social media per parlare anche di Creative Commons o il Copyright 2.0?
    Centri di studio prestigiosi come Nexa e progetti come Communia affrontano da anni la questione del diritto d’autore e della proprietà intellettuale ai tempi di Internet. Perché non innescate sui social media un dibattito per affrontare seriamente questo argomento, tutti insieme, per poter arrivare preparati al termine dei 60 giorni di consultazione? Questo sì che sarebbe un passo avanti.
  5. Sapete che Facebook ha una delle politiche più controverse in relazione al diritto d’autore del materiale caricato?
    Non vorremmo mai che caricaste contenuti e poi faceste causa al colosso di Palo Alto… :D


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18 luglio 2011 da Ludovico Spagnolo


Categories: Cultura Open, Facebook, Internet, Social Media | Tags: , , , , | 2 comments

Comments (2)

  1. Sei stato bravissimo, hai centrato tutti i punti senza cadere in sproloqui o turpiloqui come altri prima di te.

  2. Grazie, tina. :)

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