Il rovescio della medaglia: i social usati dal regime

È abbastanza noto a tutti come Facebook sia stato usato in Tunisia, Egitto e Sudan per programmare e organizzare le proteste che negli ultimi mesi stanno infiammando l’Africa. Quello che però si è sentito un po’ meno, almeno in Italia, è il fatto che i regimi dittatoriali hanno iniziato a usare in maniera sofisticata i social network per la finalità opposta: reprimere il dissenso.

Nulla di inaspettato o di nuovo sotto il sole: dacché il mondo è mondo i regimi autoritari cercano di avere il massimo controllo sui sistemi di comunicazione. Il governo di Tunisi era in grado di hackerare ogni singolo account Facebook, prima che la società di Palo Alto intervenisse. In Egitto, la polizia ha usato Facebook per rintracciare i nomi dei manifestanti per poi catturarli, e anche questo non sorprende.

La novità delle ultime settimane, tuttavia, è la modalità con cui il Presidente del Sudan Bashir ha usato Facebook per reprimere le proteste recenti. Prosegui nella lettura per saperne di più.

Facebook non permette solo le rivoluzioni, ma anche le repressioni

Facebook non permette solo le rivoluzioni, ma anche le repressioni

Il governo sudanese infatti ha istituito un gruppo di Facebook per organizzare una finta protesta, con tanto di data e luogo. Migliaia di attivisti hanno prontamente aderito a questo gruppo. Il governo allora ha deliberatamente cambiato la data delle proteste, in modo tale da creare confusione, e ha riempito di polizia il posto dell’appuntamento, dove sono state prontamente arrestate decine di dimostranti in un colpo solo. Inoltri, molti degli arrestati sono stati poi torturati perché rivelassero le loro credenziali Facebook.

E non è tutto. All’inizio di questa settimana, Bashir ha invitato i suoi sostenitori a usare Facebook per contrastare l’opposizione al suo regime. Secondo questo articolo dal Sudan Tribune, l’organo ufficiale di stampa di Stato ha detto che “Bashir ha impartito l’ordine alle autorità di prestare più attenzione all’estensione di energia elettrica nelle campagne, in modo che i giovani cittadini possano utilizzare i computer e Internet per combattere l’opposizione attraverso i siti di social networking come Facebook “.

Ma quindi cosa possono fare gli attivisti? Se usano nomi falsi, corrono il rischio di vedere chiudere senza preavviso i loro account. Usare una falsa identità non impedirà loro di essere “beccati”, per via della trappola per topi che il governo di Bashir ha già imbastito per mezzo della pagina di Facebook. Usare https non può essere infatti d’aiuto con questo tipo di trappola, e pare che alcuni regimi possano bloccare l’accesso https in ogni caso. Quindi cosa fare se si è in una situazione precaria, con un regime repressivo sofisticato alle spalle e se, come il 99% della popolazione mondiale, non si è esperti di sicurezza informatica?

  1. Effettuate un backup del vostro account di Facebook (Account -> Impostazioni account -> Scarica le informazioni – Per saperne di più>. Fare clic sul pulsante Download)
  2. Rimuovete tutti i contenuti sensibili dalla vostra pagina di Facebook, compresi i collegamenti agli amici attivisti, ma mantenete il vostro vero nome e immagine del profilo. In questo modo, se si viene arrestati e costretti a consegnare la propria password, si ha qualcosa da dare “in pasto” ai vostri aggressori e si può rimanere credibili durante l’interrogatorio.
  3. Create un nuovo account di Facebook con un falso nome, indirizzo email e senza foto e ridurre al minimo i contenuti incriminati. Sì, mi rendo conto che questo può portare a farsi chiudere l’account Facebook, ma è preferibile piuttosto che venire torturati.
  4. Creare un account su Crabgrass. Questa piattaforma di social networking è più sicura e può essere utilizzata in modo anonimo. Un certo numero di attivisti sono apparentemente passati da Facebook a Crabgrass.
  5. Potete fare tutto quanto descritto sopra usando Tor? Meglio per voi. Tor permette di navigare in forma anonima, e ciò è veramente importante quando si compiono le procedure sopra descritte. Quindi ricordate di scaricare e installare Tor prima di svolgere una qualsiasi delle operazioni di cui sopra.
  6. Provare a convalidare l’autenticità di un gruppo di Facebook che richiede una protesta (o qualsiasi altro evento di persona in questo caso) prima di andare a protestare. Come dimostra il caso del Sudan, i governi possono sempre usare questa tattica per arrestare gli attivisti e contrastare le dimostrazioni.
  7. Allo stesso modo, ricordate che gli account dei vostri amici attivisti potrebbero essere stati compromessi. Così, quando si riceve un messaggio di Facebook, o un messaggio da un amico che richiede di incontrarsi di persona, cercate di appurare l’identità dell’account dell’utente prima di incontrarlo di persona.

Le informazioni e le informazioni contenute in questo articolo sono state scritte originariamente da Patrick Meier per il suo blog iRevolution.
Vi prego di diffondere l’articolo originale in inglese (o questo in italiano, se può servire) tra i vostri amici e parenti che vivono in Paesi governati da regimi dittatoriali e con forsi tensioni interne, specie se sapete che sono parecchio attivi politicamente sui social media.

Inoltre, se disponete di ulteriori raccomandazioni su come usare Facebook in modo sicuro, o altri esempi di come i regimi repressivi hanno sfruttato Facebook, per favore non esitate ad aggiungerli nella sezione commenti in calce al post originale, in modo tale che gli altri lettori possano leggere e imparare.

Grazie, e buona fortuna.


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24 febbraio 2011 da Ludovico Spagnolo


Categories: Facebook, Informazione, Internet, Social Media | Tags: , , , , | 4 comments

Comments (4)

  1. Ottima iniziativa. Ottima dimostrazione di forza, nel bene e nel male, del web.

  2. A cosa ti riferisci? Perché, a meno che tu non sia un dittatore sanguinario, non c’è molto di cui rallegrarsi.. ;-)

  3. Post interessante, in effetti questo è il pericolo principale dell’uso dei Social Network. Suggerisco uno spunto sull’argomento:
    https://idl3.wordpress.com/2011/02/11/perche-la-liberta-politica-dipende-dalla-liberta-del-software-piu-che-mai/

  4. Ciao ludovico, volevo avvisarti che questo bel posticino è finito nel mio “meglio della settimana”: niente di che, però volevo avvisarti e sperare che non ti dispiaccia :) buona domenica

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