23° mercoledì di Nexa sul Cloud Computing: com’è andata
Nexa è un centro di ricerca del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino.
È stato fondato nel 2006 e si occupa di analizzare con un approccio multidisciplinare i molteplici aspetti del rapporto tra Internet e Società.
Il centro organizza incontri mensili estremamente interessanti, i famosi “mercoledì di Nexa“.
È possibile seguirli in diretta streaming o partecipare dal vivo: la sede è quasi sempre via Trento 21, a Torino, ma vi invito a controllare direttamente sul sito di volta in volta.
Oggi si è tenuto il 23° mercoledì di Nexa, e ha avuto come argomento il Cloud Computing. Negli ultimi tempi se ne parla parecchio, ma sappiamo veramente di che cosa si tratta?
Innanzitutto, è utile leggere la definizione di Cloud Computing che Nexa fornisce sul suo sito:
Tramite l’etichetta cloud computing si denota un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo via Internet di risorse hardware e software remote. In pratica, tramite il proprio browser web (o altri tipi di software), l’utente è in grado di utilizzare applicazioni e di accedere a dati che non si trovano sul proprio computer, ma da qualche parte online, in una non meglio definita “nuvola” di computer. Un esempio molto noto di cloud computing sono i servizi di “webmail”, come Google Gmail.
Col paradigma del cloud computing, la natura di azioni come creare o modificare testi, riprodurre musica o video o condividere fotografie cambia radicalmente. Una parte crescente dei dati che ogni utente genera, infatti, ma anche dei programmi che lo stesso utente utilizza, si sposta online. Il software non è più un prodotto che espande le potenzialità del proprio computer, ma un servizio cui si accede tramite Internet. E le proprie informazioni non sono più immagazzinate in file facilmente individuabili sul proprio disco fisso, ma scomposte in uno o più database di incerta collocazione geografica.
Non è tutto. Leggendo un articolo su NetworkWorld (“FAQ: Cloud Computing, Demystified”), mi sono reso conto che è facile confondersi tra il semplice grid computing, realtà già presente da parecchio, e cloud computing, un modello che è emerso negli ultimi 2 o 3 anni.
- Il grid computing prevede che una serie di servizi vengano allocati in computer diversi, rendendo così accessibile da qualsiasi punto risorse software e hardware: con il mio browser mi connetto a Google Docs e uso una suite simile a Office. Non la devo installare sul mio computer, ma la uso tramite il mio browser, come se fosse una pagina web: in realtà essa sta girando su uno dei 100 server (numero a caso), sempre accesi e funzionanti, di Google Docs. Ma questo, da solo, non è necessariamente Cloud Computing!
- Il Cloud Computing ha come obiettivo quello di essere un sistema scalabile. Significa che posso accedere a servizi su server in remoto, ma che la modalità in cui questa distribuzione avviene tra i vari server è flessibile. Continuando con l’esempio, questa tecnologia consentirebbe a Google Docs di tenere accesi solo 10 server e di attivare automaticamente gli altri 90 (certo, sempre sparsi per il mondo) mano mano che il traffico cresce, per poi disattivarli quando non sono più necessari. O ancora fare in modo tale che i compiti dei vari server vengano allocati dinamicamente a seconda della situazione.
- In poche parole, “clouds are marked by self-service interfaces that let customers acquire resources at any time and get rid of them the instant they are no longer needed” [NetworkWorld]
Continuando a leggere la descrizione dell’evento, è chiaro che per il resto il Centro Nexa ha individuato con estrema attenzione le ricadute che il Cloud Computing potrebbe avere sul rapporto tra Internet e Società.
Ed ecco che, mentre i nostri dati diventano accessibili ovunque e nascono nuovi modelli di business (spesso in grado di offrire gratuitamente agli utenti programmi e servizi prima costosi o semplicemente inesistenti), sorgono anche nuove domande che riguardano privacy, controllo, sicurezza, interoperabilità e, in ultima istanza, potere e libertà online. Tecnologie all’avanguardia, nuove strutture di costi, complessi intrecci di giurisdizioni concorrono dunque a generare domande, cui è impossibile dare risposta, in assenza di un approccio multidisciplinare, che unisca (almeno) conoscenze tecnologiche, giuridiche ed economiche.
L’argomento è stato affrontato dai due co-direttori, Juan Carlos De Martin e Marco Ricolfi, e i fellows, ma è intervenuto tutto lo staff e il pubblico.
Ndb: Sarò sintetico e vago per via dell’eterogeneità e del gran numero di questioni emerse; io non sono laureato in ingegneria, legge o informatica, per cui può darsi che abbia scritto qualcosa di non corretto e vi invito ad approfondire la questione. Inoltre non ho potuto partecipare all’intero incontro.
Si è convenuto che il Cloud Computing rappresenta una grande potenzialità che consente, in alcuni casi, di trovare soluzioni più economiche e scalabili di quelle attualmente in commercio.
Tuttavia l’adozione di questa tecnologia solleva una grande quantità di interrogativi e di problemi. Per esempio:
- dal punto di vista legale, potrebbe costituire un problema sia per la privacy che per la necessità di condurre indagini da parte della magistratura (ma non solo);
- dal punto di vista etico, affidare una gran quantità di dati personali a server gestiti in questa modalità potrebbe determinare un forte squilibrio in termini di potere e libertà;
- dal punto di vista tecnologico, il cloud computing potrebbe causare dei problemi di interoperabilità (o portabilità, a seconda dei punti di vista) e forse anche di sicurezza.
Anche se i vari aspetti sono profondamente interconnessi, Nexa ha promesso che cercherà di dedicare un Mercoledì ad ogni filone (legale, etico, tecnologico e quant’altro) e non mancherà di comunicare i prossimi incontri sul suo sito internet.
Non posso che rimandarvi alle letture consigliate dal Centro di Ricerca stesso (le trovate in fondo alla pagina linkata). In aggiunta mi permetto di consigliare anche altre letture, e come al solito vi invito ad approfondire la questione e di verificare sempre le fonti.
- “What cloud computing really means”, di Eric Knorr e Galen Gruman.
- “Metti la testa nel cloud!” a cura di Day Software.
- “10 ragioni per cui il cloud computing rivoluzionerà l’ IT” di Francesca Parravicini.
- “The Majority Will Work With Cloud Computing Environment – Analysts” di Anton Shilov.
- “Cloud computing ovvero i nostri dati ‘tra le nuvole’” di Salvo Amato
- “IT: Trend Micro, nuove soluzioni per la sicurezza del cloud e della virtualizzazione” , agenzia di AdnKronos
- “Rackspace apre alla Nasa i codici del Cloud Computing”, di Dario Pollino e Ludovico Spagnolo
- Where is the point of demarcation with cloud services? di Alan Percy

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